I diplomati tecnici e la scelta ibrida: perché sono i più orientati a studiare e lavorare

Percorsi pratici, autonomia e contatto con le aziende stanno cambiando il modo in cui molti giovani costruiscono il proprio futuro.

di Lucia Resta
27 maggio 2026
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C’è un dato che più di altri aiuta a capire come stanno cambiando le scelte dei giovani dopo il diploma: tra gli studenti degli istituti tecnici cresce in modo evidente la tendenza a immaginare un futuro che unisce studio e lavoro. Non una pausa tra scuola e occupazione, ma un ingresso graduale nel mondo professionale mentre si continua a formarsi.

Secondo l’indagine AlmaDiploma 2025, i diplomati tecnici sono infatti quelli più orientati verso la formula “studio e lavoro” rispetto ai liceali. Un dato che non sembra casuale e che racconta un approccio diverso al futuro, spesso più pragmatico, concreto e legato all’idea di costruire competenze spendibili fin da subito.

Questo non significa che i diplomati tecnici rinuncino all’università o abbiano meno ambizioni. Al contrario, molti di loro sembrano vivere la formazione in modo più “integrato” con il lavoro, cercando percorsi che permettano di acquisire esperienza pratica senza interrompere gli studi.

Dietro questa scelta ci sono probabilmente diversi fattori: il rapporto più diretto con laboratori e aziende già durante la scuola, una maggiore familiarità con le professioni tecniche e produttive, ma anche la consapevolezza che il mercato del lavoro richieda sempre più esperienza concreta accanto ai titoli di studio.

In un contesto in cui i percorsi professionali sono diventati meno lineari rispetto al passato, i diplomati tecnici sembrano in qualche modo anticipare una trasformazione più ampia: quella di una generazione che non vuole più separare nettamente il momento della formazione da quello dell’ingresso nel lavoro.

Perché proprio i diplomati tecnici?

Per capire perché i diplomati tecnici risultino i più orientati verso la combinazione tra studio e lavoro bisogna partire da una caratteristica che distingue questi percorsi dagli altri indirizzi scolastici: il rapporto molto più diretto con il mondo professionale già durante gli anni delle superiori.

Laboratori, attività pratiche, PCTO, software tecnici, progetti applicati, contatti con aziende e professionisti fanno parte in modo strutturale dell’esperienza scolastica di molti studenti degli istituti tecnici. Questo significa che il lavoro non viene percepito come qualcosa di lontano o astratto, ma come una dimensione concreta con cui entrare in contatto gradualmente già prima del diploma.

Anche per questo motivo, rispetto ai liceali, molti diplomati tecnici sembrano vivere con meno rigidità il passaggio tra scuola e occupazione. L’idea di affiancare un’attività lavorativa agli studi successivi appare spesso più naturale, quasi come una prosecuzione del rapporto già costruito durante il percorso scolastico.

Un rapporto diverso con il lavoro già durante la scuola

Negli istituti tecnici il legame con la dimensione pratica della formazione è storicamente molto forte. Gli studenti sono spesso abituati a confrontarsi con attività operative, strumenti professionali, simulazioni aziendali e competenze immediatamente applicabili.

Questo contribuisce a creare un approccio diverso anche rispetto alle scelte post-diploma. Per molti ragazzi il lavoro non rappresenta un “momento successivo” che arriverà solo dopo anni di studio, ma qualcosa da sperimentare progressivamente mentre si continua a formarsi.

Il contatto più frequente con aziende e contesti produttivi può influenzare anche il modo in cui i diplomati tecnici immaginano il proprio futuro professionale. Da una parte aumenta la consapevolezza delle opportunità concrete offerte dal mercato del lavoro; dall’altra cresce il desiderio di accumulare esperienza il prima possibile.

Nei tecnici il lavoro appare più vicino e raggiungibile

Un altro elemento importante riguarda la percezione delle professioni. Nei percorsi tecnici molti studenti sviluppano competenze che hanno una spendibilità immediata in settori produttivi, informatici, amministrativi, industriali o tecnologici. Questo rende spesso il lavoro qualcosa di più accessibile e meno distante rispetto ad altri percorsi scolastici.

Il report AlmaDiploma mostra inoltre che proprio tra i diplomati tecnici si registra una forte attenzione verso percorsi post-diploma orientati all’occupabilità e alla formazione applicata. Non a caso gli ITS Academy risultano molto più conosciuti e considerati dagli studenti provenienti dagli istituti tecnici rispetto ai liceali.

Questa vicinanza al mondo professionale non elimina però dubbi e incertezze. Anche tra i tecnici resta presente una quota significativa di studenti che non ha ancora completamente chiaro quale lavoro svolgere in futuro. La differenza, semmai, è che molti sembrano voler affrontare questa incertezza in modo più pratico: iniziando a sperimentare direttamente sul campo mentre continuano gli studi.

I diplomati tecnici sembrano avere un approccio più pragmatico al futuro

Uno degli aspetti più interessanti che emerge osservando i diplomati tecnici riguarda il modo in cui immaginano il proprio percorso dopo la scuola superiore. Rispetto ad altri studenti, sembrano avere un rapporto più concreto con il tema del lavoro e della costruzione professionale, meno legato a un’idea astratta del “futuro” e più orientato alla sperimentazione diretta.

Questo approccio pragmatico non nasce necessariamente da una minore attenzione allo studio. Piuttosto, sembra derivare dalla convinzione che formazione ed esperienza possano rafforzarsi a vicenda. Per molti diplomati tecnici acquisire competenze significa anche metterle subito alla prova, capire come funzionano realmente contesti e professioni, confrontarsi con problemi concreti e sviluppare maggiore autonomia.

In questo senso la scelta di studiare e lavorare contemporaneamente appare coerente con il tipo di formazione ricevuta: un percorso in cui teoria e pratica convivono già durante gli anni scolastici.

L’esperienza conta quasi quanto il titolo

Negli ultimi anni è cresciuta molto tra i giovani l’attenzione verso le competenze pratiche e l’esperienza concreta. Il titolo di studio continua naturalmente ad avere valore, ma da solo non viene più percepito come sufficiente a garantire sicurezza o stabilità professionale.

Molti diplomati tecnici sembrano aver interiorizzato prima di altri questo cambiamento. Entrare gradualmente nel mondo del lavoro durante gli studi viene visto come un modo per:

  • acquisire esperienza;
  • arricchire il curriculum;
  • capire meglio le proprie inclinazioni;
  • sviluppare competenze trasversali;
  • sentirsi più preparati rispetto al mercato del lavoro.

Anche il rapporto con il tempo appare diverso. Invece di immaginare una lunga fase dedicata esclusivamente alla formazione teorica, molti ragazzi preferiscono costruire progressivamente il proprio percorso, alternando studio, esperienze pratiche e lavoro.

Studio e lavoro non vengono vissuti come due mondi separati

Probabilmente è proprio questo uno dei cambiamenti più significativi. Per molti diplomati tecnici studio e lavoro non rappresentano due fasi distinte della vita, ma attività che possono convivere e alimentarsi reciprocamente.

Lavorare mentre si studia permette spesso di comprendere meglio il senso delle competenze acquisite in aula, mentre continuare a formarsi aiuta ad affrontare il lavoro con strumenti più aggiornati e flessibili. È una logica molto diversa rispetto a quella tradizionale del “prima preparo tutto, poi entro nel mondo professionale”.

Questo approccio sembra collegarsi anche a un cambiamento più generale nelle aspettative verso il lavoro. I dati AlmaDiploma mostrano infatti che tra il 2019 e il 2025 sono aumentate l’importanza attribuita alla flessibilità dell’orario lavorativo, all’autonomia personale e alla possibilità di avere più tempo libero.

Per molti giovani il lavoro ideale non coincide più soltanto con la stabilità economica, ma anche con la possibilità di costruire un equilibrio sostenibile tra crescita professionale, vita personale e formazione continua. E i diplomati tecnici sembrano interpretare questa trasformazione in modo particolarmente evidente.

Il ruolo degli ITS e della formazione tecnica avanzata

Se esiste un percorso che rappresenta bene la logica della scelta “ibrida”, questo è probabilmente quello degli ITS Academy. Non sorprende infatti che siano soprattutto i diplomati tecnici a conoscerli meglio e a considerarli una possibilità concreta dopo la maturità.

Negli ultimi anni gli ITS sono diventati sempre più presenti nel dibattito sull’orientamento perché offrono una formula molto diversa rispetto ai percorsi tradizionali: corsi biennali fortemente collegati alle aziende, ampia presenza di laboratori, docenti provenienti dal mondo del lavoro, stage e una forte attenzione all’occupabilità.

Per molti diplomati tecnici rappresentano quasi una naturale prosecuzione del metodo già sperimentato durante le superiori: imparare facendo, alternare teoria e pratica, mantenere un rapporto continuo con il mondo produttivo.

I tecnici conoscono meglio gli ITS rispetto ad altri studenti

Il report AlmaDiploma evidenzia chiaramente che la conoscenza degli ITS è più elevata tra diplomati tecnici e professionali rispetto ai liceali. Anche l’interesse verso questi percorsi risulta molto più forte negli studenti provenienti dagli istituti tecnici.

Questo dato racconta qualcosa di importante: molti diplomati tecnici sembrano cercare percorsi post-diploma che permettano di continuare a studiare senza interrompere il contatto con il lavoro e con le competenze pratiche.

In parte è anche una questione di mentalità. Chi proviene da un percorso tecnico tende spesso a percepire positivamente la dimensione applicativa della formazione e ad attribuire molto valore alla possibilità di acquisire competenze immediatamente spendibili.

Gli ITS rispondono a un bisogno di concretezza

Uno dei motivi per cui gli ITS stanno attirando sempre più attenzione è che sembrano rispondere bene alle esigenze di una generazione che fatica a riconoscersi nei percorsi troppo teorici o eccessivamente lunghi.

Molti giovani vogliono capire rapidamente a cosa può servire ciò che stanno studiando, quali opportunità professionali offre e come collegarlo concretamente al lavoro futuro. Gli ITS, con il loro forte collegamento alle imprese e ai settori produttivi, riescono spesso a dare risposte più immediate a queste domande.

Per i diplomati tecnici questa impostazione appare particolarmente familiare. In molti casi, infatti, la scelta non viene vissuta come un’alternativa all’università “tradizionale”, ma come un modo diverso di continuare a formarsi mantenendo un legame costante con il mondo professionale.

Una formazione che assomiglia sempre meno al modello tradizionale

La crescita dell’interesse verso percorsi tecnici avanzati racconta anche una trasformazione più ampia del concetto stesso di formazione post-diploma. Sempre più studenti sembrano preferire modelli flessibili, modulari e orientati all’esperienza pratica, piuttosto che percorsi rigidamente separati dal lavoro.

Questo non significa che l’università perda valore. Piuttosto, il panorama delle scelte si sta ampliando e differenziando. Accanto ai percorsi accademici tradizionali stanno crescendo formule che cercano di integrare maggiormente apprendimento, esperienza e occupabilità. E i diplomati tecnici, più di altri, sembrano muoversi con naturalezza dentro questo nuovo equilibrio tra studio e lavoro.

Meno idealizzazione, più progettualità concreta

Osservando le scelte dei diplomati tecnici emerge anche un altro elemento interessante: il rapporto con il futuro appare spesso meno “astratto” e più orientato alla costruzione concreta di un percorso professionale. Questo non significa avere sempre le idee perfettamente chiare, ma piuttosto cercare di trasformare rapidamente interessi e competenze in possibilità reali.

Molti studenti degli istituti tecnici scelgono infatti il proprio indirizzo già pensando a settori professionali specifici: informatica, meccanica, elettronica, amministrazione, turismo, grafica, logistica, energia o produzione industriale. Anche quando decidono di proseguire gli studi, tendono spesso a mantenere un forte legame con quell’area professionale.

Questa impostazione influenza anche il modo di vivere il post-diploma. Più che rimandare tutto a un futuro lontano, molti diplomati tecnici sembrano voler iniziare subito a costruire esperienza, contatti e competenze utili per entrare gradualmente nel mondo del lavoro.

Avere un obiettivo rende più semplice orientarsi

Il report AlmaDiploma evidenzia che gli studenti che hanno già in mente il lavoro o la professione che vorrebbero svolgere mostrano caratteristiche molto precise: si dichiarano più determinati, più entusiasti e meno spaventati rispetto agli altri.

Inoltre, tendono a valutare meglio anche le attività di orientamento ricevute durante la scuola. Questo suggerisce quanto sia importante riuscire a costruire una progettualità concreta già negli anni delle superiori.

Per molti diplomati tecnici il contatto anticipato con attività pratiche e ambienti professionali aiuta proprio in questa direzione: rende il futuro meno astratto e permette di immaginare con maggiore chiarezza possibili sbocchi lavorativi.

Anche tra i tecnici restano dubbi e fragilità

Sarebbe però sbagliato descrivere i diplomati tecnici come studenti completamente sicuri del proprio futuro. Anche tra loro restano presenti incertezze, paure e difficoltà nel definire un progetto preciso.

Il report mostra infatti che una quota significativa di diplomati non ha ancora in mente quale professione svolgere dopo gli studi. E proprio tra chi si sente più incerto aumentano agitazione e disorientamento rispetto alle scelte future.

Questo vale anche per molti studenti tecnici, soprattutto in un mercato del lavoro che cambia rapidamente e richiede aggiornamento continuo. Le professioni evolvono, le competenze richieste si trasformano e perfino i settori più tecnici diventano sempre più fluidi.

La vera differenza è forse nel modo di affrontare l’incertezza

Probabilmente ciò che distingue maggiormente molti diplomati tecnici non è l’assenza di dubbi, ma il modo in cui cercano di affrontarli. Invece di aspettare di avere tutto chiaro prima di muoversi, molti scelgono di iniziare comunque a fare esperienza, lavorare, sperimentare e capire progressivamente quale direzione prendere.

La scelta ibrida tra studio e lavoro nasce anche da questo atteggiamento: trasformare l’incertezza in un percorso graduale di esplorazione pratica, costruendo il futuro un passo alla volta invece di immaginarlo come qualcosa di già definito fin dall’inizio.

La nuova idea di successo professionale

Per molto tempo il successo, soprattutto in ambito scolastico e lavorativo, è stato associato a un percorso piuttosto preciso: diploma, laurea, contratto stabile e ingresso definitivo nel mondo del lavoro. Oggi, però, molti giovani sembrano avere una visione diversa e più sfumata della propria realizzazione professionale.

Questo cambiamento appare particolarmente evidente tra i diplomati tecnici. Per molti di loro il futuro non coincide necessariamente con una carriera lineare costruita tutta in una volta, ma con un percorso progressivo fatto di esperienze, competenze aggiornabili e capacità di adattarsi ai cambiamenti.

Anche per questo motivo la scelta di studiare e lavorare contemporaneamente viene spesso vissuta come qualcosa di naturale. Non una soluzione “di ripiego”, ma un modo per costruire autonomia, esperienza e consapevolezza senza aspettare anni prima di entrare davvero nel mondo professionale.

Non esiste più un solo modello di percorso “giusto”

Negli ultimi anni sono cambiate profondamente anche le aspettative nei confronti del lavoro. Il report AlmaDiploma mostra che cresce l’importanza attribuita alla flessibilità, all’autonomia e al tempo libero. Allo stesso tempo diminuisce l’attrazione verso modelli lavorativi più rigidi e tradizionali.

Per molti diplomati il futuro ideale non coincide più soltanto con il posto fisso o con un percorso professionale totalmente prevedibile. Conta anche la possibilità di:

  • aggiornarsi continuamente;
  • cambiare direzione se necessario;
  • mantenere equilibrio tra lavoro e vita personale;
  • sentirsi liberi di costruire strade personalizzate.

I diplomati tecnici sembrano interpretare molto bene questa trasformazione, probabilmente perché arrivano da percorsi scolastici già orientati all’adattabilità e alla connessione con il mondo produttivo.

La formazione continua diventa sempre più centrale

Un altro aspetto importante riguarda il rapporto con l’apprendimento. La crescita dei percorsi ibridi suggerisce infatti che molti giovani non immaginano più la formazione come una fase chiusa della vita, ma come qualcosa che continuerà nel tempo.

Questo approccio è particolarmente evidente nei settori tecnici e tecnologici, dove competenze e strumenti cambiano rapidamente. Per molti diplomati tecnici continuare a formarsi mentre si lavora diventa quasi una necessità naturale, perché il mercato richiede aggiornamento costante.

In questo senso la separazione tradizionale tra “anni dello studio” e “anni del lavoro” sembra perdere sempre più significato. Le due dimensioni iniziano invece a intrecciarsi lungo tutto il percorso professionale.

I tecnici stanno anticipando un cambiamento più ampio?

È possibile che i diplomati tecnici rappresentino soltanto l’avanguardia di una trasformazione destinata ad allargarsi anche ad altri percorsi scolastici e universitari.

La diffusione di formule flessibili, università telematiche, corsi blended, ITS Academy e lavori compatibili con lo studio suggerisce infatti che il modello “ibrido” potrebbe diventare sempre più comune nei prossimi anni.

Non perché i giovani studino meno, ma perché stanno cambiando il modo di vivere la formazione, il lavoro e persino il concetto stesso di ingresso nella vita adulta. E i diplomati tecnici, oggi, sembrano essere tra quelli che stanno interpretando questa trasformazione con maggiore naturalezza.

Cosa possono imparare scuola e università da questo modello

La crescita della scelta “studio e lavoro” tra i diplomati tecnici pone anche una domanda più ampia al sistema educativo: scuola, università e formazione post-diploma stanno davvero cambiando alla stessa velocità dei ragazzi? Molti giovani oggi sembrano chiedere percorsi più flessibili, concreti e collegati alla realtà professionale. Non necessariamente percorsi più facili, ma modalità di apprendimento che permettano di integrare meglio formazione, autonomia economica ed esperienza pratica.

Per anni il modello dominante è stato quello della formazione separata dal lavoro, soprattutto nei percorsi più teorici. Oggi, invece, cresce la richiesta di formule che consentano agli studenti di acquisire competenze immediatamente applicabili, entrare gradualmente nel mondo professionale, organizzare meglio tempi e carichi, personalizzare il proprio percorso e alternare studio ed esperienza concreta. In questo senso i diplomati tecnici sembrano mettere in evidenza esigenze che probabilmente riguardano una parte sempre più ampia delle nuove generazioni.

Il rischio è lasciare i ragazzi soli nella gestione del percorso

La scelta ibrida, però, non può funzionare soltanto grazie alla buona volontà degli studenti. Senza strumenti adeguati il rischio è che il lavoro durante gli studi diventi fonte di sovraccarico, precarietà o dispersione.

Molti ragazzi si trovano infatti a gestire contemporaneamente università, lavoro, spostamenti, pressione economica e organizzazione personale senza un vero supporto strutturato. E questo può pesare soprattutto sugli studenti che partono da contesti familiari meno favoriti o che hanno minori risorse economiche.

Il report AlmaDiploma sottolinea quanto l’orientamento sia particolarmente importante proprio per chi proviene da famiglie culturalmente meno avvantaggiate. Questo significa che scuola e formazione continuano ad avere un ruolo decisivo nel ridurre disuguaglianze e aiutare i giovani a costruire percorsi sostenibili.

Servono percorsi più compatibili con la realtà degli studenti

Probabilmente nei prossimi anni crescerà la domanda di:

  • corsi più flessibili;
  • orari compatibili con attività lavorative;
  • maggiore integrazione tra teoria e pratica;
  • esperienze professionali riconosciute dentro il percorso formativo;
  • orientamento più personalizzato.

In parte questo cambiamento è già iniziato. La crescita degli ITS Academy, della didattica digitale e dei percorsi blended mostra che il sistema formativo sta lentamente cercando di adattarsi a nuove esigenze. Ma la sensazione è che molti studenti chiedano ancora un rapporto più realistico tra studio e vita concreta.

Una generazione che vuole sentirsi parte del proprio futuro

Dietro la scelta di studiare e lavorare insieme non c’è soltanto una questione economica o organizzativa. C’è anche il desiderio di sentirsi già dentro il proprio percorso adulto, senza vivere gli anni della formazione come una lunga fase “in attesa”.

I diplomati tecnici sembrano interpretare particolarmente bene questa trasformazione. Non perché abbiano meno dubbi o meno paure degli altri, ma perché tendono più spesso a rispondere all’incertezza attraverso l’esperienza pratica, il movimento e la costruzione graduale di competenze reali.

Una generazione più pragmatica nel rapporto tra studio e lavoro

I diplomati tecnici rappresentano probabilmente uno dei segnali più evidenti di come stia cambiando il rapporto tra giovani, formazione e lavoro in Italia. La loro maggiore apertura verso la scelta “ibrida” racconta una generazione meno legata all’idea di percorsi perfettamente lineari e più orientata a costruire il futuro passo dopo passo, attraverso esperienze concrete, flessibilità e apprendimento continuo.

Questo non significa rinunciare allo studio o avere meno ambizioni. Al contrario, molti ragazzi sembrano voler rendere la formazione più vicina alla realtà, integrandola con esperienze capaci di dare maggiore autonomia, consapevolezza e orientamento.

Dentro questa trasformazione convivono opportunità e rischi. Da una parte c’è la possibilità di costruire percorsi più realistici e sostenibili; dall’altra resta il pericolo di sovraccarico, precarietà e disorientamento se studenti e studentesse vengono lasciati soli nella gestione di scelte sempre più complesse. Ma una cosa appare chiara: per molti giovani il futuro non è più qualcosa che inizia “dopo”. E i diplomati tecnici, forse più di altri, stanno già imparando a viverlo mentre lo costruiscono.

SULL'AUTORE
Lucia Resta, giornalista professionista dal 2007. Dopo la maturità al Liceo Scientifico PNI, si è laureata in Scienze della Comunicazione a Lecce. In seguito, ha ottenuto la laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo alla Lumsa di Roma e nello stesso periodo ha frequentato la scuola di giornalismo, sempre alla Lumsa.
Mentre accumulava esperienze da giornalista tra radio, carta stampata, agenzie e web, ha conseguito anche un Master in Marketing, Comunicazione d'impresa e Comunicazione pubblica. Attualmente lavora prevalentemente come Seo Copywriter e Seo Content Manager e ha creato diversi siti web.
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