Posti Medicina 2026/2027: 18.889 al semestre filtro, 27mila in totale. Tutti i numeri del decreto

La ministra Bernini ha firmato il decreto sui posti per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Il totale è 27.001, ma il numero che conta per chi affronta il semestre filtro è un altro: 18.889 posti in graduatoria, il 9,3% in più dell’anno scorso, con i candidati in calo. Ecco come leggere le cifre e cosa significano davvero.

di Gabriele Capasso
7 agosto 2026
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Aumentano i posti per diventare medico in Italia. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha firmato il decreto che definisce i posti disponibili per l’anno accademico 2026/2027 nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria e Medicina veterinaria. Complessivamente sono 30.225 posti, con un aumento di 3.160 unità rispetto all’anno precedente.

Nel dettaglio: 27.001 posti per Medicina e Chirurgia, 1.825 per Odontoiatria e 1.399 per Veterinaria. Il numero di Medicina, però, va letto con attenzione, perché somma percorsi di accesso diversi: 23.209 posti per i corsi in lingua italiana (18.889 nelle statali, 4.320 nelle non statali) e 3.792 per i corsi in lingua inglese (2.052 nelle statali, 1.740 nelle non statali). Solo una parte di questi passa dal semestre filtro: vediamo quale.

Attenzione: 27.001 non sono i posti del semestre filtro

È il punto su cui è più facile fare confusione, quindi conviene chiarirlo subito. Dei 27.001 posti totali, quelli assegnati tramite la graduatoria nazionale del semestre filtro sono 18.889: i posti dei corsi in lingua italiana nelle università statali. Gli altri seguono strade diverse: i 4.320 posti delle università non statali in italiano si assegnano con le prove d’ateneo delle singole università private, mentre i 3.792 posti dei corsi in inglese passano dall’IMAT e dalle selezioni dedicate.

Per chi affronta il semestre filtro, quindi, il numero che conta è 18.889 — comunque in netta crescita: l’anno scorso i posti in graduatoria erano 17.278, il che significa un aumento del 9,3%.

Una postilla prudenziale: circa 440 posti si trovano in sedi ancora in fase di accreditamento. È improbabile che saltino, ma fino al completamento delle procedure il numero definitivo potrebbe subire piccoli aggiustamenti.

Da dove arriva l’aumento

L’espansione non è un episodio isolato. Dall’anno accademico 2022/2023 a oggi l’offerta formativa per Medicina è cresciuta di oltre 11.000 posti — tra il 2022/2023 e il 2025/2026 l’aumento era già stato superiore al 50% — e l’obiettivo dichiarato dalla ministra a inizio mandato è arrivare a 30.000 posti entro la fine della legislatura. La motivazione ufficiale è la necessità di rispondere alla carenza di medici del sistema sanitario.

Va detto però che su questa premessa il dibattito è aperto. Diversi osservatori — a partire dalla Fondazione Gimbe — contestano l’idea di una carenza di medici in termini assoluti: l’Italia ha una delle dotazioni più alte dell’area OCSE, e i problemi reali riguarderebbero piuttosto la fuga dei professionisti dal servizio pubblico e la scarsa attrattività di alcune specialità cruciali. Un ampliamento massiccio degli accessi, in questa lettura, rischia nel medio periodo di formare più laureati di quanti il sistema riesca ad assorbire. È un tema che merita un discorso a parte, e ci torneremo con un approfondimento dedicato.

Per chi sta valutando questo percorso, comunque, il dato pratico non cambia: i posti disponibili sono oggi i più numerosi di sempre, e le probabilità di accesso sono le migliori dell’ultimo decennio.

Semestre aperto, secondo anno: come funziona

Anche per il 2026/2027 l’accesso avviene con il modello del semestre aperto, al suo secondo anno di applicazione. Chi vuole tentare Medicina si iscrive liberamente e frequenta il primo semestre seguendo tre insegnamenti comuni — Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia — per un totale di 18 crediti formativi. L’ammissione al secondo semestre dipende dai risultati degli esami, che confluiscono in una graduatoria nazionale. Per tutte le regole, le scadenze e il funzionamento pratico, la nostra guida completa al semestre filtro è aggiornata con le novità di quest’anno.

Le date sono già fissate dal decreto ministeriale 941/2026: le lezioni iniziano il 1° settembre, il primo appello d’esame è il 10 dicembre (esiti il 23 dicembre), il secondo l’11 gennaio (esiti il 20 gennaio). Da quest’anno, inoltre, i programmi d’esame seguono i nuovi Syllabus pubblicati a giugno dal MUR, che hanno eliminato le sovrapposizioni tra le tre discipline e rafforzato la parte applicativa di Fisica: qui trovi la guida materia per materia.

Gli iscritti al semestre aperto per il 2026/2027 sono 62.200: oltre 52.300 per Medicina e Chirurgia, circa 4.300 per Odontoiatria e 5.550 per Veterinaria. Un dato interessante riguarda la composizione: il 72% degli iscritti è donna, a conferma di una tendenza ormai strutturale nella femminilizzazione delle professioni mediche.

La lezione del primo anno: perché i posti in più contano

Per capire il peso di questo decreto bisogna ricordare com’è andata la prima edizione. Il debutto del semestre aperto, nell’autunno 2025, è stato turbolento: al primo appello solo il 10-15% dei candidati superò tutte e tre le prove, al punto che con le regole originarie gli idonei sarebbero stati meno dei posti disponibili. Il ministero corse ai ripari con un decreto che modificò i criteri della graduatoria a giochi già fatti, allargando la platea a chi aveva superato anche solo uno o due esami. Alla fine gli idonei furono 22.688, a fronte di 17.278 posti: migliaia di studenti sopra la soglia minima rimasero comunque fuori, alimentando un contenzioso ancora in corso.

L’ampliamento dei posti per il 2026/2027 va letto anche in questa chiave: più posti in graduatoria significano meno esclusi tra gli idonei, e quindi — nelle intenzioni — meno tensioni rispetto al primo anno. Se sarà sufficiente, lo diranno i numeri di dicembre e gennaio.

Cosa significa in pratica: il rapporto candidati/posti si comprime

Qui arriva il dato più interessante, perché si muovono due leve contemporaneamente. Da un lato i posti in graduatoria crescono: da 17.278 a 18.889 (+9,3%). Dall’altro gli iscritti al semestre filtro per Medicina calano: da 54.313 dell’anno scorso a 52.300 (−3,7%). Il risultato è che il rapporto candidati/posti scende da 3,14 a 2,77: una compressione del 12% in un solo anno.

Tradotto: quest’anno entra in Medicina tramite semestre filtro poco più di un candidato su tre. Resta una selezione vera — e il primo anno ha dimostrato quanto il livello richiesto agli esami sia alto, con Fisica come ostacolo principale — ma le probabilità sono sensibilmente migliori sia rispetto all’anno scorso, sia rispetto all’era dei test d’ingresso, quando le percentuali di ammissione si fermavano tra il 20 e il 30%. Se la doppia tendenza — più posti, meno candidati — si confermerà nei prossimi cicli, l’accesso a Medicina diventerà strutturalmente meno proibitivo di quanto non sia mai stato.

Chi guarda ai corsi in inglese trova un’espansione persino più marcata: i posti IMAT passano da 2.452 a 3.792, un +54,6% in un anno. E per molti candidati italiani il percorso in inglese è di fatto un piano B parallelo al semestre filtro, il che allarga ulteriormente le possibilità complessive.

Chi non passa: il piano B è strutturale

Il meccanismo prevede che chi non rientra in graduatoria possa proseguire in un corso affine — Biotecnologie, Biologia, Farmacia e altri percorsi scientifici — vedendosi riconosciuti i crediti dei tre insegnamenti superati. Non è un anno perso, ma un semestre che vale in ogni caso.

Per chi sta ragionando sulla strategia, questo è un elemento da considerare seriamente nella scelta del corso parallelo: conviene sceglierlo non come ripiego formale, ma come percorso realmente compatibile con i propri interessi, perché esiste una probabilità concreta di proseguire proprio lì.

Per tutte le opzioni nel dettaglio, vedi la nostra guida alle alternative senza perdere i CFU.

SULL'AUTORE
Gabriele Capasso è un giornalista, consulente e produttore di contenuti con una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Ha lavorato per quasi vent’anni in Blogo.it, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: da managing editor dell’area sport a vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2020 al 2025. In questi anni ha coordinato team editoriali, gestito strategie SEO, pianificazione a lungo termine e attività di formazione, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo online e ai modelli di business.
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